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July 16 but i know from you eyes, and i know from your smile, that tonight will be fine, will be fine for a while.
dall’angolo del letto vedeva solo le sagome dei suoi vestiti appoggiati, scheletri irregolari abbandonati sullo schienale della sedia, mentre gli occhi abituati al buio seguivano le greche sbiadite della tappezzeria.
amava il contatto del lenzuolo sul corpo nudo, guardava il suo nella penombra, seguendosi le gambe e perdendo di vista le punte dei piedi, mentre cercava con le mani un altro calore accanto a sé. appoggiò le dita ancora intorpidite sulla grande schiena addormentata vicino a lei, abbracciandola piano per sentirne il respiro, regolare e ampio nel sonno, e poi il battito lievissimo del petto.
si acciambellò delicata attorno a lui, poi lo baciò sulla spalla, con le labbra dischiuse e silenziose, per non svegliarlo. lei odiava svegliarsi all’improvviso, odiava ritrovarsi l’alba dentro agli occhi senza il tempo di filtrarla un poco, senza riuscire a schermare il sole con le mani o con le persiane socchiuse.. odiava la mattina che entrava prepotente nella testa, con le sue catene di impegni detestabili, con le sue ore contate e le scadenze inesorabili dei calendari..ma soprattutto, odiava svegliarsi da sola.
la mattina le raffreddava le mani e le disegnava fitte forti nel petto, le toglieva calore e umanità, per poi coprirla soltanto di luce, solitudine e cattivo umore. ma non quel giorno, non con lui. poteva sentire la felicità attraverso il contatto caldo dei corpi, come una scarica elettrica sulla pelle, come una vertigine piacevole e improvvisa.. allora il mattino smetteva di prenderla in giro e scioglieva il freddo nell’abbraccio dei corpi intrecciati.
lui aprì gli occhi e li riempì tutt’un tratto di lei, del suo viso, del suo sorriso bello e stropicciato dall’alba, delle sue braccia sottili ad avvolgergli il petto. per un attimo rimase interdetto, il tempo di abituarsi alla luce flebile e al corpo nudo di lei premuto addosso, poi sorrise e si lasciò baciare, mentre l’alba si riversava luminosa nelle lenzuola, all’improvviso più docile e meno dolorosa.
fecero l’amore senza dirsi nulla, solo con la luce pallida filtrata dalle tende a illuminare i desideri, a ingrandirli come una lente e spargerli nella penombra. lei sentiva la gioia salirle nelle vene insieme al desiderio, inesorabile e contagiosa, di nuovo quella vertigine inaspettata che le faceva perdere i sensi e sorridere lo stomaco.. e mentre sentiva il corpo bruciare ed aprirsi a lui come un ventaglio, la sua pelle bollente gridava felicità.
quando si svegliò di nuovo, fu lo sguardo dolce di lui a riempirle gli occhi, a farla sorridere dentro mentre di nuovo prendeva coscienza del mattino. si sciolse dall’abbraccio in un attimo, rivestendosi in fretta e riordinando nella mente il filo logico dei pensieri, poi raccolse la borsa e sempre sorridendo, bellissima e delicata, prese la porta.
“mi chiamerai?” domandò lui guardandola allontanarsi svelta.
lei sorrise di nuovo, quel sorriso leggero che indossava spesso e che parlava al posto suo, alzando gli occhi a un cielo immaginario.
“non lo so” disse con naturalezza, più a se stessa che a lui, e alzando le spalle, scivolò fuori diretta alle scale. lui fissò per un attimo il soffitto, sfiorando la sagoma di donna sulle lenzuola stropicciate e ascoltando suo malgrado il rumore dei passi frettolosi che vibravano sulle pareti.
“dove sei stata?” si sentì domandare lei non appena si chiuse la porta del palazzo alle spalle. a fissarla c’era un altro paio di occhi inquisitori, un altro profondo sguardo interrogativo a cercare di leggerle i perché in faccia. lei lo guardò per un attimo: gli sembrava più bello ogni volta che lo incontrava, così perfetto nei lineamenti, così desiderabile in ogni piega della pelle, in ogni angolo del corpo.
“da nessuna parte” rispose lasciando sorridere i grandi occhi per lei, e poi baciandolo senza pensare a nulla. lui la fissò per un secondo, giusto il tempo di mettere da parte le bugie e i castelli in aria, bevendo convinto la sincerità dei suoi occhi. si sentì stupido e meschino per aver dubitato dell’onestà estrema del suo sguardo, in fondo, dentro ci trovava tutto ciò che avrebbe voluto leggervi, e tanto gli bastava.
la strinse a sé e poi la prese per mano,e lei sentì di nuovo nella pelle la felicità, il desiderio, la scarica elettrica, la vertigine improvvisa. di nuovo perfettamente calda, perfettamente a casa, perfettamente felice.
buttò un occhio sulla finestra socchiusa che s’allontanava dalla vista, poi voltò il viso e tornò a svuotarsi i pensieri. non si guardava mai alle spalle. non amava rimuginare sul passato e sui peccati, perché non ne vedeva, seguiva un filo logico alla deriva e trovava l’equilibrio sul filo spinato del piacere, senza cercare macchie e spiegazioni.
la sua coscienza non aveva mai vibrato, dormiva placata dalla consapevolezza dell’amore mai arginato, della passione mai trattenuta, della libertà regalata al corpo, dei freni abbattuti della mente.
abitava anime e lenzuola con la curiosità vivace di un viaggiatore mai stanco, di un eterno ulisse, instancabile dispensatore di felicità, ma senza nessuna itaca in cui tornare. e sorrideva sempre, di giorno, di notte, a uomini e donne..amava ad ogni passo, sguardi, occhi, corpi e menti, senza chiedere niente in cambio se non calore e desideri da bruciare insieme.
e dormiva serena, contando le nuvole e gli orgasmi, e si svegliava ad ogni alba col sorriso soddisfatto di chi fa l’amore con la carne e con i sogni.
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