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we are such stuff as dreams are made on

and our little life is rounded with a sleep
and everyone leaves a tear, and a scar, and a star
 
Photobucket
  • April 09 9:19 PM
    anna anna anna...
    stringi il dominio dei miei aggettivi al solo lato "paranoie anna"
    e non generalizzare.. lo so pure io che non sei ipocrita nella vita.
    cerca d leggere nelle righe che lo sai fare :-)
    ironico o no il tuo post non è la prima volta
    che te ne esci con ste cavolate
    quindi non raccontiamoci baggianate. se non
    hai capito il sottile complimento che ti faccio arrabbiandomi quando
    dici ste cose te lo dico adesso.
    leggi tra le righe baci
  • April 05 4:38 PM
    Un saluto "di sponda" dal blog di vale Sorriso
    Comunque molto bello il blog!
  • April 01 8:04 PM
    per il post....ti ho lasciato una traccia tra i miei commenti, poi magari il resto a voce
    miaoGatto
  • February 17 1:19 PM
    Claro que sì ;) that's why we fell in love so faaarrrrrr!!!
  • February 15 8:36 PM
    ciao strùnsa dove sei scomparsa??
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July 16

but i know from you eyes, and i know from your smile, that tonight will be fine, will be fine for a while.

 

the_dress_by_Tenteri

 

dall’angolo del letto vedeva solo le sagome dei suoi vestiti appoggiati, scheletri irregolari abbandonati sullo schienale della sedia, mentre gli occhi abituati al buio seguivano le greche sbiadite della tappezzeria.
amava il contatto del lenzuolo sul corpo nudo, guardava il suo nella penombra, seguendosi le gambe e perdendo di vista le punte dei piedi, mentre cercava con le mani un altro calore accanto a sé. appoggiò le dita ancora intorpidite sulla grande schiena addormentata vicino a lei, abbracciandola piano per sentirne il respiro, regolare e ampio nel sonno, e poi il battito lievissimo del petto.
si acciambellò delicata attorno a lui, poi lo baciò sulla spalla, con le labbra dischiuse e silenziose, per non svegliarlo. lei odiava svegliarsi all’improvviso, odiava ritrovarsi l’alba dentro agli occhi senza il tempo di filtrarla un poco, senza riuscire a schermare il sole con le mani o con le persiane socchiuse.. odiava la mattina che entrava prepotente nella testa, con le sue catene di impegni detestabili, con le sue ore contate e le scadenze inesorabili dei calendari..ma soprattutto, odiava svegliarsi da sola.
 la mattina le raffreddava le mani e le disegnava fitte forti nel petto, le toglieva calore e umanità, per poi coprirla soltanto di luce, solitudine e cattivo umore. ma non quel giorno, non con lui. poteva sentire la felicità attraverso il contatto caldo dei corpi, come una scarica elettrica sulla pelle, come una vertigine piacevole e improvvisa.. allora il mattino smetteva di prenderla in giro e scioglieva il freddo nell’abbraccio dei corpi intrecciati.
lui aprì gli occhi e li riempì tutt’un tratto di lei, del suo viso, del suo sorriso bello e stropicciato dall’alba, delle sue braccia sottili ad avvolgergli il petto. per un attimo rimase interdetto, il tempo di abituarsi alla luce flebile e al corpo nudo di lei premuto addosso, poi sorrise e si lasciò baciare, mentre l’alba si riversava luminosa nelle lenzuola, all’improvviso più docile e meno dolorosa.
fecero l’amore senza dirsi nulla, solo con la luce pallida filtrata dalle tende a illuminare i desideri, a ingrandirli come una lente e spargerli nella penombra. lei sentiva la gioia salirle nelle vene insieme al desiderio, inesorabile e contagiosa, di nuovo quella vertigine inaspettata che le faceva perdere i sensi e sorridere lo stomaco.. e mentre sentiva il corpo bruciare ed aprirsi a lui come un ventaglio, la sua pelle bollente gridava felicità.
quando si svegliò di nuovo, fu lo sguardo dolce di lui a riempirle gli occhi, a farla sorridere dentro mentre di nuovo prendeva coscienza del mattino. si sciolse dall’abbraccio in un attimo, rivestendosi in fretta e riordinando nella mente il filo logico dei pensieri, poi raccolse la borsa e sempre sorridendo, bellissima e delicata, prese la porta.
 
“mi chiamerai?” domandò lui guardandola allontanarsi svelta.
lei sorrise di nuovo, quel sorriso leggero che indossava spesso e che parlava al posto suo, alzando gli occhi a un cielo immaginario.
“non lo so” disse con naturalezza, più a se stessa che a lui, e alzando le spalle, scivolò fuori diretta alle scale. lui fissò per un attimo il soffitto, sfiorando la sagoma di donna sulle lenzuola stropicciate e ascoltando suo malgrado il rumore dei passi frettolosi che vibravano sulle pareti.
 
“dove sei stata?” si sentì domandare lei non appena si chiuse la porta del palazzo alle spalle. a fissarla c’era un altro paio di occhi inquisitori, un altro profondo sguardo interrogativo a cercare di leggerle i perché in faccia. lei lo guardò per un attimo: gli sembrava più bello ogni volta che lo incontrava, così perfetto nei lineamenti, così desiderabile in ogni piega della pelle, in ogni angolo del corpo.
“da nessuna parte” rispose lasciando sorridere i grandi occhi per lei, e poi baciandolo senza pensare a nulla. lui la fissò per un secondo, giusto il tempo di mettere da parte  le bugie e i castelli in aria, bevendo convinto la sincerità dei suoi occhi. si sentì stupido e meschino per aver dubitato dell’onestà estrema del suo sguardo, in fondo, dentro ci trovava tutto ciò che avrebbe voluto leggervi, e tanto gli bastava.
la strinse a sé e poi la prese per mano,e lei sentì di nuovo nella pelle la felicità, il desiderio, la scarica elettrica, la vertigine improvvisa. di nuovo perfettamente calda, perfettamente a casa, perfettamente felice.
 
buttò un occhio sulla finestra socchiusa che s’allontanava dalla vista, poi voltò il viso e tornò a svuotarsi i pensieri. non si guardava mai alle spalle. non amava rimuginare sul passato e sui peccati, perché non ne vedeva, seguiva un filo logico alla deriva e trovava l’equilibrio sul filo spinato del piacere, senza cercare macchie e spiegazioni.
la sua coscienza non aveva mai vibrato, dormiva placata dalla consapevolezza dell’amore mai arginato, della passione mai trattenuta, della libertà regalata al corpo, dei freni abbattuti della mente.
abitava anime e lenzuola con la curiosità vivace di un viaggiatore mai stanco, di un eterno ulisse, instancabile dispensatore di felicità, ma senza nessuna itaca in cui tornare. e sorrideva sempre, di giorno, di notte, a uomini e donne..amava ad ogni passo, sguardi, occhi, corpi e menti, senza chiedere niente in cambio se non calore e desideri da bruciare insieme.
e dormiva serena, contando le nuvole e gli orgasmi, e si svegliava ad ogni alba col sorriso soddisfatto di chi fa l’amore con la carne e con i sogni.
 
 
July 02

i'm on the road to find out

 

summer_charming_butterfly_by_MotyPest

quando smetterò di sanguinare tornerò a vibrare. quando sarò in grado di aprire gli occhi tornerò a osservare. quando avrò distrutto queste pareti raccoglierò i miei vetri. quando avrò gambe robuste rincorrerò gli aquiloni. quando saprò decifrare le ferite chiamerò il dolore per nome. quando rimetterò insieme i pezzi il quadro avrà di nuovo un senso. quando smetterò di sentirmi potenzialmente niente mi sentirò improvvisamente tutto

 

chameleon

it is just raining
it is just micro macro mood
it is just no words to say
it is just fragility
it's so unknown
it's that I shouldn't talk no more
i shouldn't talk no more
i hold a chameleon in my heart
disastrous and divine
and i'm never alone and he is my guide.
it's just ridiculous
it is just how much i ignore
it is just they are talking to me
it's that i want to understand
it is just the way it works
it is just too many chains sometimes
it's that I should stop speaking now
i should stop speaking now.

 

non c'è l'ovile non c'è l'abbraccio caldo non c'è l'amore non c'è il mare non c'è il blu ci sono labbra chiuse ci sono guance rosse c'è tantissimo verde c'è il cielo giallo c'è sole dalle fessure grandi sogni intrappolati negli alberi e immense ali spiegate

 

June 24

incursione

 
manca l'angolo delle bionde pensanti!!
 
Friendship_by_xXnicoleXx9
 
vale.sere.ari(futura bionda)

eppure sono tornata a casa e ho sentito il profumo dell'erba tagliata

 

Corn_field_by_sphyle

è ancora così forte il bisogno ancorato nella pelle?
è ancora così doloroso il risveglio ubriaco di luce?
quante albe diverse stai aspettando, per fare abituare gli occhi?
la felicità è una scala a pioli, non li hai mai contati ma hai provato a risalirne i gradini, uno ad uno, contando i passi e prendendo appunti per non cadere.
sai bene che tenere a braccetto le certezze porta pace nel cuore, cancella i punti interrogativi dipinti sulla testa, appoggia cuscini da ogni lato, cura il panico con le
carezze.
ma spesso l'ombra rompe gli argini e torna come un terremoto nel petto, inaspettata e devastante, ansiosa di stracciare le tue mappe calcolate, quei pochi millimetri di vita ragionata che senza criterio hai provato a misurare. ride delle tue macerie, del buio polveroso dei tuoi dubbi, prepotenti e necessari.
non riesci ad odiarti come vorresti, ma neppure sai amare gli anfratti strani del tuo cervello, o chiedere perchè a un cuore sotto anestesia. quanto ai pochi chili rimasti sulle ossa, oggi come ieri, ti sembrano appoggiati a caso su un manichino storto.. le risposte non sono certo intrappolate dentro il corpo. chissà, forse annidate da qualche parte sotto i vestiti, nel tuo assurdo caos illogico. perchè in fondo non lo sanno neppure le tue gambe, la direzione dell'orizzonte.
amore, disamore, bisogno e poi rigetto, sei tu eppure non sei tu. 
eppure vedi il sole senza scostare le tende, chiudi solo un poco le persiane per non far entrare troppe nuvole abusive. 
eppure non vuoi sapere cosa ti nasconde il crocevia, ma cammini leggera sull'orlo dell'incoscienza.
eppure ti lasci spiare dai raggi timidi e aspetti le mattine con le mani calde e vive.
eppure senti il vento dentro il vuoto.. e non sai se spegnerlo o aiutarlo a soffiare.

 

June 17

implosione

 
 
Essence_of_a_bleeding_heart_by_grafixx - Copia
 
 
eccomi.
brandelli d'incoscienza e dubbi stretti nei pugni, guance bagnate e pioggia battente nei ventricoli. una discarica a cielo aperto, brutta e inconsapevole, odiata e disgustosa, coperta di intenzioni sbagliate, addobbata di rottami e immondizia sentimentale. gli occhi vorrebbero chiudersi e i pensieri vedersi venduti al primo compratore, in cambio di silenzi veri o di un'ora d'aria. la mente chiede pietà dal sovraccarico, supplica una sospensione di corrente mentre le scosse elettriche bruciano la materia grigia, ma dove si nasconde quando serve il tasto off? cerco a tentoni lo spegnimento, il timeout, il rimando a nuovo ordine.. sposto a casaccio cuore e neuroni, non controllo il respiro, sbatto la testa contro muri immaginari. cerco l'uscita da me stessa, una maniglia antipanico in fondo al corridoio o una finestra a piano terra da cui gettarmi.
salto nel vuoto.
elettrocardiogramma piatto. 
tutto buio. fuori e soprattutto dentro. non c'è la tua torcia stanotte, non c'è il tuo sole, non c'è neppure l'ombra dell'ultimo raggio che ti ho sottratto. ho perso il conto dei furti d'energia e ho esaurito le scorte di tepore bianco da mettermi addosso. grigio, fumo, nero e nebulose, i miei occhi in lontananza. da soli. non c'è luce riflessa. una sagoma sbagliata si abbraccia le gambe in una tremolio innaturale. freddo nelle vene. aria marcia. ci sono solo io.
stasera non ho bisogno dello specchio per provocarmi disagi, no, stasera la mente non fa posto che al disgusto. 
odiarmi non è mai stato così facile.
 
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